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Clos Vougeot, 50 ettari di Grand Cru e un Domaine in evidenza: Chateau de La Tour

È il Grand Cru più esteso e più frazionato di Borgogna, dove una cinquantina di produttori ogni anno si contendono la miglior riuscita di un Clos Vougeot

“Sputa pure a terra tra le botti”.

Cracher en la soupe? Il bevitore seriale incontra le prime difficoltà sociali quando si trova a difendere o nascondere l’evidenza del tremolio alle mani nei confronti di chi non capisce il senso della sua scelta. Ma quando arrivi qui, davanti a Clos Vougeot, non sono le dita delle mani che tremano ma i polsi, anche a stomaco vuoto. Se non sei mai venuto fin qui a bere non sei un bevitore di vino.

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No, non sputo tra le botti signorina Labet, piuttosto mi accanisco sul mio consapevole vizio. Sputare il vino di Chateau de la Tour sarebbe come farlo in un occhio all’intera discendenza delle famiglie che hanno contribuito a creare questa enclave di cultura millenaria che si chiama Clos de Vougeot. Dai Cistercensi agli attuali proprietari. Farlo dentro le cantine del Castello? Come bestemmiare in un Monastero. Un affronto.

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Un Castello in Borgogna, già un fatto raro, collocato al’interno di un vasto vigneto incorniciato dai classici muretti pensati e cesellati dai Cistercensi per differenziare i terroir, questi, volendo, perfino ulteriormente differenziabili, a pochi chilometri da dove tutto iniziò, all’Abbazia di Citeaux. Una cinquantina di ettari condivisi da una cinquantina di proprietari Clos de Vougeot. Un vero campionato del pinot noir esteso a 50 squadre che si disputa ogni anno, ad ogni vendemmia.

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Si cominciò circa 1000 anni fa, tra donazioni, acquisizioni e scambi, finché tutto venne unificato e fortificato dai muretti ancora oggi ben presenti. In realtà gli ettari totali sono 67, ma “solo” cinquantavirgolasei sono classificati Grand Cru, ed all’interno di essi le differenze sono comunque evidenti, anche se guardandolo dall’alto di un drone sembrerebbe tutto piatto e uguale. Invece le parti medie e alte, quelle aree vicine al castello, sono oggettivamente le più vocate a produrre un grandissimo vino su un piano inclinato, nonostante il frazionamento parcellare a strisce dei vigneti, verticali od orizzontali, come fare le parole crociate e cercando l’incastro.

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Si andava a scalare in base al grado di nobiltà, dall’alto in basso, già suddividendo. I ricchi, i nobili e i borghesi avevano a disposizione i vini ricavati della parte alta e media, mentre i monaci si tenevano la parts des anges, i vini originati dalla parte più bassa del Clos, quella vicina all’attuale strada statale, dove si fermava un po’ troppa acqua durante le giornate piovose. I monaci si prendevano proprio quel vino ripulito quanto diluito dall’acqua di superficie, umilmente e saggi, come si usava in quei tempi.

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Chateau de la Tour vanta circa il 10% dei vigneti di tutto il Grand Cru, caso raro da queste parti. Caso ancora più raro è l’unico “proprietario” che può coltivare, raccogliere, vinificare e affinare il proprio vino all’interno dei muri di Clos Vougeot, potendo quindi permettersi di scegliere quali uve utilizzare. Cernita in vigna e cernita in cantina, raggiungendo il livello più alto possibile per qualità di frutto.

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Nel complesso dell’edificio -visitabile- condividono gli ampi spazi cantine museali, dove sono conservati gli antichi strumenti di vinificazione, mentre all’interno del castello, sale, saloni e cucine, sono in grado di accogliere le fastose feste, pranzi e degustazioni de La Confrérie du Tastevin, che qui si riunisce due volte l’anno, mentre il turismo casuale è di tutti i giorni, spesso qui solo per scattare qualche foto e curiosare dentro e fuori, ma il nucleo di tutto è invece rappresentato dal vino di Clos Vougeot, che è in grado sintetizzarne diversi, aggiungendo corpo e complessità alle qualità degli altri Grand Cru confinanti.

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Non così conteso dai conoscitori e dai collezionisti, proprio perché all’interno delle mura del Clos sono in molti a far vini che non valgono un appellation village extra muros di ottimi vignerons che neppure dispongono di tale fortuna, un po’ come capita su Chambertin, dove Domaine dall’andazzo superficiale imbottigliano vini indegni di tanta nobiltà d’origine.

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Poi, è noto, sarà il mercato a dire chi si e chi no, soprattutto qui, dove il campionato è il più allargato, dove il confronto e la competizione è più sentita. Lavorano tutto l’anno fianco a fianco gli operai in vigna, forse a volte confondendo i filari dell’uno e dell’altro tanto sono sbriciolate le parcelle, fino a giungere al termine della stagione con un prodotto finito diverso, talvolta molto diverso, anche indipendentemente dalla qualità intrinseca del terreno dove sono piantate viti più o meno vecchie.

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Il vero e proprio Chateau è del 1890, mentre le prime “mise en bouteille” datano intorno agli anni ’30. Come è spesso accaduto in Borgogna, in particolare per i vini rossi da pinot noir, la qualità media dei vini era assai bassa, e lo è stata fino alla fine degli anni ’70. Qui si cominciò a far sul serio dal 1986 con il giovane François Labet, che prese in mano la gestione del Domaine famigliare e individuò in Guy Accad l’uomo che in pochi anni trasformò un vino mediocre portandolo sempre più in alto, ripartendo da un’analisi del terreno fino a completare la vinificazione e l’affinamento. Dettagli, come raccogliere e conservare il frutto in cesti di vimini, in maniera tale che i succhi degli acini rotti non si ossidassero prima di entrare nelle cantine al castello, che sta a pochi metri … figurati gli altri che devono fare chilometri per portare a casa il frutto.

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Un lavoro scrupoloso che alla fine frutta un po’ più di 20.000 bottiglie di Clos Vougeot Grand Cru e circa 3000 del medesimo ma ricavato da vecchie vigne. Le annate sono quelle classiche della Cote de Nuits, mentre i prezzi relativamente comprensibili, tenuto conto di quanto sono aumentate le quotazioni dei grandi vini di Borgogna negli ultimi cinque anni.

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La forbice si apre tra i 150 e i 300 euro, immaginando che un Clos Vougeot 2015 del Domaine Leroy ne quota 4000. Beh, sarà sicuramente buono, qualcuno di più vecchio l’ho bevuto, per carità, innegabile, ma da 250 euro a 4000 ce ne passano di bottiglie di Chateau de La Tour. Mademoiselle Labet, glielo ripeto, questo assaggio di Grand Cru V.V. 2009 non ci penso proprio a sputarlo a terra, tra le botti.

Autore: Roberto Mostini aka Il Guardiano Del Faro

 

Clos de Vougeot

Rue de la Montagne, 21640 Vougeot, Francia

Tel. +33 3 80 62 86 09

Il sito web

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